Facciate ventilate

TECNOLOGIA DELLE FACCIATE VENTILATE
F. Bazzocchì





Cenni storici sulle facciate ventilate.


La parete a ventilazione naturale è una tecnologia di ormai consolidato utilizzo.
è noto che essa risulti derivata da tecniche costruttive appartenenti all'architettura cosiddetta spontanea, che prevedevano un rivestimento esterno in materiale naturale, fissato meccanicamente a supporti lignei, variamente orditi, anch'essi fissati meccanicamente alla parete esterna dell'edificio. Tale tecnica veniva utilizzata soprattutto per proteggere il paramento murario dall'acqua di pioggia, evento tipico delle zone in cui il sistema risultava applicato e più in generale, rispondeva all'esigenza di salvaguardia della parete perimetrale verticale anche dal ghiaccio e dal sole più caldo. La tecnologia apportava miglioramenti in tutte quelle condizioni in cui si potevano generare condense. Ciò avveniva perché i materiali tradizionali con cui si realizzavano le pareti esterne, risultando permeabili, consentivano la traspirazione di vapore d'acqua dall'interno verso l'esterno che, con l'applicazione della parete ventilata, si diffondeva nell'intercapedine, dove poteva asciugare o comunque trovare una via di uscita. Al contempo i benefici sì apportavano anche nei casi in cui l'acqua di pioggia, accentuata dalla pressione del vento, penetrava tra le connessioni delle lastre di rivestimento e, arrivando nell'intercapedine, ne usciva per caduta, senza raggiungere la parete interna e quindi inficiarne le prestazioni.
I rivestimenti in gres o i rivestimenti in cotto rappresentano delle soluzioni moderne di facciate continue ventilate che assicurano elevati standard prestazionali.
Già negli anni '70 nel Nord Europa e negli anni '80 in Italia, un ampio dibattito tecnico, sulla spinta delle nuove problematiche inerenti il contenimento dei consumi energetici, si verifica sulle riviste del settore, in relazione a questa tecnologia. Le pubblicazioni relative a quel periodo presentano il sistema tecnologico di parete esterna che prevede: una serie di strati funzionali vincolati all'edificio mediante una sottostruttura in metallo e consistenti in un isolamento termico aderente alla parete effettiva dell''edificio, oltre ad un'intercapedine di ventilazione, interposta fra questo ed il vero e proprio paramento esterno di rivestimento. Il sistema da allora non risulta variato nel funzionamento: nella parete si innesca un processo di ventilazione naturale, all'interno dell'intercapedine, grazie all'ingresso del flusso d'aria ascendente, dovuto al gradiente termico tra la temperatura in intercapedine e quella dell'aria in ingresso nella stessa, che avviene tramite aperture di ventilazione poste al piede della facciata ed alta sua sommità e/o in posizioni intermedie. Molte considerazioni sugli indubbi vantaggi, dovuti all'applicazione della tecnologia, risultano in letteratura e sono validi anche oggi, ciò che invece la sperimentazione e la ricerca hanno permesso in questi anni è relativo in modo particolare all'evoluzione dei materiali da costruzione e all'innovazione e diversificazione delle soluzioni tecniche per la costituzione del sistema, oltre al progresso dei metodi di verifica della statica e del rendimento energetico del sistema parete. Nel primi anni '80, le tecnologie prevedevano ancora l'uso di sottostrutture lignee ad orditura semplice o doppia, fissate con chiodi o tasselli alla parete esterna, oppure sistemi a tasselli di notevole lunghezza che permettevano sia il fissaggio al paramento murario che il sostegno di pannelli di rivestimento, questi ultimi realizzati soprattutto in cemento-amianto. Anche la tipologia dei rivestimenti adottati era decisamente diversa dall'attuale, infatti in letteratura1 è riportato come i rivestimenti più utilizzati nella tecnologia delle facciate ventilate in quel periodo, fossero quelli costituiti da lastre in cemento-amianto (di dimensioni variabili, prodotte anche nelle versioni colorate a smalto sulla faccia esterna o protette da intonaci plastici continui); quelli realizzati con lastre metalliche (di alluminio e di acciaio, piane o curve, lucide, anodizzate o smaltate) ed i paramenti effettuati con doghe in PVC.

Le pareti ventilate: il modello funzionale, caratteri specifici, disposizione degli strati funzionali.

Fra le numerose classificazioni del sistema parete riteniamo opportuno, affrontando il tema delle pareti ventilate, ricorrere a quella che si fonda sull'analisi della stratificazione funzionale del sistema, così come di seguito descritta. La parete esterna può essere composta dei seguenti strati:

Strati resistenti
elemento resistente portante;
elemento resistente portato;
elemento di irrigidimento.

Strati di collegamento:
strato dì collegamento;
strato di regolarizzazione.

Strati di tenuta:
strato di barriera al vapore;
strato di tenuta all'acqua;
strato di tenuta all'aria.

Strati di isolamento:
strato di isolamento termico;
strato di isolamento acustico.

Strati di ventilazione:
strato di ventilazione;
strato di diffusione del vapore.

Strati di rivestimento:
strato di rivestimento esterno;
strato di rivestimento interno.
Strati di protezione al fuoco.

In funzione di ciò le pareti esterne verticali possono così essere rappresentate da questa classificazione di base, per quanto è necessario specificare che in alcuni casi le tipologie potrebbero appartenere anche a più gruppi classificatori:

Parete omogenea: in muratura a piccoli elementi, a pannelli monostrato pesanti e gettata;
Parete isolata all'esterno: vèture o a elementi leggeri prefabbricati e a cappotto;
Parete ventilata: facciata a ventilazione naturale, facciata a ventilazione integrata con gli impianti, facciata a doppia pelle;
Parete isolata all'interno: con contro tamponamenti sottili;
Parete isolata nell'intercapedine: parete doppia; a pannelli multistrato pesanti;
Parete leggera: a strati in opera, a pannelli monoblocco leggeri;
Parete trasparente: facciata continua, facciata con vetro strutturale, facciata a vetrate sospese.

Come è evidente, le facciate a tecnologia avanzata sono ormai di moltissimi tipi e in queste si collocano le pareti a ventilazione naturale, oggetto di questa trattazione, che si configurano certamente come uno dei migliori sistemi di isolamento esterno dell''edificio ed allo stesso tempo come una fra le più "semplici" fra queste tecnologie. Alcuni esempi di facciate ventilate utilizzano rivestimenti in gres oppure rivestimenti in cotto. L' installazione di facciate ventilate crea isolamento dall'esterno, elimina le condense e permette un riparmio energetico estivo ed invernale.
Le facciate a ventilazione naturale possono presentare sia rivestimenti opachi (così come quelli esemplificativi indicati nel precedente capitolo 1, e validi per qualunque facciata a schermo avanzato, anche non ventilata), che schermi trasparenti, ovvero vetrate doppie, e in questo caso si configurano come pareti a doppia pelle a ventilazione naturale, che per le loro peculiarità verranno trattate nel capitolo 6.
La parete ventilata è una tecnologia di facciata a schermo avanzato a doppio involucro, nella quale, a partire dallo strato coibente compreso, tutti gli altri strati si trovano all'esterno del filo strutturale dell'edificio. Analogamente al sistema parete multistrato a camera chiusa, tecnologicamente molto simile per la tipologia della stratificazione, la parete ventilata presenta progressivamente dal filo strutturale verso l'esterno: un sistema di isolamento, con isolante termico applicato a contatto con la parete di tamponamento esterna (ovvero posto a filo esterno della struttura principale dello stesso), un'intercapedine d'aria, aperta, nella quale si innesca un effetto ascendente dell'aria, detto effetto-camino (che rappresenta la fondamentale differenza con il sistema a camera chiusa), permesso da aperture poste opportunamente, protette griglie; ed infine il paramento esterno, ovvero lo strato di rivestimento.
Alla lama d'aria deve essere assicurata la possibilità di ventilazione naturale attraverso il corretto dimensionamento delle aperture, in corrispondenza dell'estremità inferiore e superiore del rivestimento esterno, e ad altezze opportune, tali che sia garantito l'effetto camino.
Le facciate ventilate ottenute con rivestimenti in gres e rivestimenti in cotto sono di tipo opaco, queste assicurano ventilazione naturale all'interno dell'intercapedine innescata dalla conformazione della parete.
La parete ventilata si configura sempre come una parete non portante, infatti il sistema parete presenta una struttura propria di sostegno, detta sottostruttura, che viene portata, e quindi risulta vincolata alla struttura principale dell'edificio. La sottostruttura presenta vari componenti, con la funzione di fissarsi al supporto portante, e di portare il rivestimento che, per la tipologia della stratificazione presente nel sistema, risulterà scostato di almeno 7/8cm dal filo esterno della struttura. Riferendoci alla stratificazione valida per tutti i sistemi di parete, si ha che la parete ventilata risulta composta dai seguenti strati, indicati in successione a partire dal filo strutturale, procedendo dalla struttura dell'edificio verso l'esterno:

Strato resistente.

Lo strato resistente o di supporto ha il compito di portare i carichi propri ed accidentali dell'edificio, compreso il peso dei componenti del sistema parete ventilata, oltre agli effetti dinamici del vento -pressioni e depressioni- agenti sulla facciata. Con "strato resistente" si intende quindi indicare la struttura alla quale viene ancorato il sistema di parete ventilata e dalla quale dipenderà in buona parte la scelta del sistema. é indubbio infatti die la tipologia della parete risulti, in primo grado, proprio funzione della tipologia dello strato resistente. Oggi tuttavia grazie alla grande varietà dei componenti possibili prodotti, il sistema parete ventilata risulta particolarmente versatile e permette, utilizzando opportuni componenti, il montaggio su qualsiasi tipo di supporto portante, che presentì, ove necessario, le richieste caratteristiche morfologiche, oltre a quelle di planarità, verticalità ed orizzontalità, ove occorrenti. é più opportuno che il sistema di facciata ventilata venga applicato ad edifici che presentano una certa regolarità geometrica, ed in cui vi sia un rapporto fra pieni e vuoti tale da permettere la sussistenza di "camere di ventilazione", che effettivamente funzionino come tali.
Lo strato resistente può essere sia un elemento strutturale, che un tamponamento od entrambi. Esso deve essere necessariamente verificato staticamente poiché rappresenta il supporto portante a tutto il sistema: è infatti la struttura che deve portare sia il peso proprio della parete ventilata che i carichi accidentali agenti su essa, trasmessigli attraverso i fissaggi della sottostruttura di parete.
Come accennato, lo strato resistente, rappresenta uno degli elementi che incidono sulla scelta del possibile sistema di facciata, poiché esso può essere:
non continuo, se la struttura dell'edificio è un telaio in cemento armato o in acciaio, e quindi presenterà pareti verticali esterne di tamponamento non portanti;
continuo, se la struttura dell'edificio è in muratura portante, e variamente realizzata (murature tradizionali in laterizio, a piccoli elementi e a blocchi, in pietra, miste e a blocchi di conglomerato cementizio), oppure a setti in cemento armato.
Nel primo caso l'ancoraggio dei dispositivi meccanici, di sostegno della sottostruttura della parete ventilata, avviene direttamente sulla struttura intelaiata, e sulle pareti di tamponamento invece possono essere ancorati i fissaggi, cosiddetti di ritenuta, del sistema. Nel secondo caso invece le posizioni dei fissaggi portanti della sottostruttura non saranno determinati dalle modularità dei telai strutturali. Da sottolineare infine che in particolare modo le strutture intelaiate, ma anche quelle continue, imporranno alla parete requisiti dovuti alla loro elasticità e a tale proposito sì veda quanto esposto al capitolo 3.

Strato di regolarizzazione.

All'esterno del supporto murario, può essere steso uno strato di regolarizzazione, costituito da un intonaco di malta cementizia, dello spessore di circa due centimetri, posto al fine di rendere regolare e complanare la superficie su cui applicare lo strato successivo, consistente nel materiale coibente. Lo strato di regolarizzazione, può essere utilizzato nei casi di supporto portante non continuo con tamponamenti, o continuo ad esclusione del caso di setti in cemento armato. é importante verificare le condizioni della superficie del supporto, quindi accertare le eventuali possibili irregolarità geometriche, prima del posizionamento dell'isolante, al fine di consentirne la corretta messa in opera. è necessario tuttavia sottolineare che, la presenza di un intonaco rustico può certamente contribuire a solidarizzare materiali diversi, presenti nello strato resistente, ma che d'altra parte le staffe di fissaggio della sottostruttura del sistema parete, quando presenti, applicano un'azione su una superficie assai limitata del supporto portante, e ciò potrebbe mettere a rischio l'integrità dell'eventuale strato di regolarizzazione.

Strato isolante.

è lo strato coibente, posto uniformemente a ridosso, dello strato portante, o di regolarizzazione ove presente. Tale applicazione si configura quindi come un vero e proprio rivestimento "a cappotto" dell'edificio, con la funzione di migliorarne sensibilmente l'isolamento termico, ed in modo particolare di minimizzare i possibili ponti termici.
Esso va scelto opportunamente, in quanto è necessario che risulti soprattutto:
a basso valore di trasmittanza termica;
idrofilo;
con reazione al fuoco tale da non propagare la fiamma in caso di incendio;
non deperibile e non alterabile;
autoportante e con sufficiente resistenza meccanica.

Per l' installazione di facciate ventilate risulta perciò proficua con una attenta progettazione dei rivestimenti in cotto o dei rivestimenti in gres, unitamente allo studio degli spessori intermedi tra lastra e parete.
Pur essendo in commercio un'ampia gamma di prodotti, in genere nei sistemi di parete ventilata, per rispondere alle richieste prestazionali su esposte, vengono utilizzati pannelli isolanti rigidi o flessibili di fibre minerali, vegetali, o di materie plastiche cellulari, a spessore solitamente di 4 cm, ma variabile da 3 a 8 cm, applicati direttamente al supporto murario. Essi vengono posti in opera mediante elementi meccanici costituiti da fissaggi (in genere con testa a disco in materiale plastico), e collanti, oppure con entrambi i sistemi. I pannelli coibenti sono fissati meccanicamente dove le superfici non garantiscono una perfetta adesione, mentre è presente il solo collante ove il supporto risulta sufficientemente regolare. Ovviamente alla fase di fissaggio deve precedere, come sopra accennato, un controllo relativo alle condizioni della superficie del supporto, in relazione a: planarità, allineamenti dei fili strutturali, posizioni relative di struttura/tamponamenti, finitura superficiale ecc., poiché il fine, a posizionamento avvenuto dei pannelli isolanti, è quello di ottenere una superficie complanare.
Lo spessore dell'isolante sarà dimensionato in base al funzionamento energetico complessivo della parete e per la specifica di questa problematica si rimanda al capitolo 4 e al capitolo 6. I coibenti possono essere:
Isolanti di origine inorganica o minerale: isolanti in fibra minerale, schiuma di vetro, fogli di perlite, lastre di perlite, vermiculite. Isolanti d'origine organica: derivati da materie prime sintetiche: schiuma rigida in polistirolo, schiuma in particelle di polistirolo espanso, schiuma rigida in polistirolo estruso, schiuma rigida in poliuretano, schiuma in poliuretano, schiuma ureica in situ, schiuma a base di formaldeide, schiuma rigida a base di resina fenolica. - derivati da materie prime naturali: cotone, lino, canapa, lastre leggere a base di lana di legno, fibre di cocco, sughero, lana di pecora, cannette, fibre di cellulosa.

Ulteriori caratteristiche: altissima capacità isolante, che può essere compromessa dall'umidità, elevate capacità fonoisolanti; le fibre minerali possono provocare allergie e tumori, anche se la produzione è regolata da norme specifiche.

Ulteriori caratteristiche: impermeabilità all'acqua ed al vapore, non combustibile, stabilità a chimici ed acidi ad eccezione degli acidi fluorici, stabile nel tempo.

Lo strato di isolamento troverà ovviamente punti di discontinuità in corrispondenza dei fissaggi della sottostruttura della parete, e a questo proposito è necessario, ove possibile, applicare un sottile strato di isolante fra i fissaggi e il supporto, in modo da limitare quanto più possibile tale inconveniente. Va posta attenzione anche nel posizionamento dei pannelli, in modo tale che le giunzioni fra le lastre siano minime, ma in considerazione delle possibili dilatazioni termiche del materiale.

Strato di ventilazione.

Lo strato di ventilazione nelle pareti a ventilazione naturale è costituito da una camera d'aria connessa con l'ambiente esterno, posta fra lo strato isolante e il rivestimento del sistema parete, e funzionante come un camino a convezione naturale. La ventilazione è quindi del tipo esterno-esterno, ovvero non risulta connessa né con gli ambienti interni, né tanto meno con il sistema impiantistico dell'edificio.
Il ruolo fondamentale dell'intercapedine, per mezzo dei naturali ricambi d'aria, è quello di offrire un contributo al comfort termico, e più in generale alle condizioni per il raggiungimento del benessere all'interno all'edificio. Nella camera di ventilazione, il moto convettivo di aerazione che vi si attiva consente: l'evacuazione del vapore acqueo proveniente dall'interno e quindi permette il controllo delle condensazioni interstiziali, diminuendo la possibilità che si verifichino fenomeni di condensa che potrebbero condurre al degrado dei materiali, inoltre permette l'eliminazione degli effetti negativi causati da eventuali penetrazioni d'acqua.
In estate la presenza della ventilazione, contribuisce ad una riduzione di ingresso di calore nell'edificio; mentre d'inverno, pur agendo positivamente sul fenomeno delle condense e sulla formazione delle gelive, essa non apporta benefici di tipo termico in relazione al controllo delle perdite energetiche, ed anzi si otterrebbero vantaggi se la camera di ventilazione potesse essere chiusa, in quanto ciò aumenterebbe la coibenza complessiva della parete.
Tale opportunità diverrebbe realizzabile, predisponendo un sistema di controllo manuale o automatico dell'apertura/chiusura delle aperture di ventilazione. In relazione all'opportunità di poter gestire la chiusura delle aperture di ventilazione, ed in particolare in regime invernale, si vuole specificare che non si intende con ciò pensare ad una camera di ventilazione ermetica, in quanto si perderebbero alcuni dei benefici del sistema, e ciò per altro non sarebbe possibile in nessun caso nei rivestimento a giunto aperto, mentre nei più rari casi di rivestimento a giunto chiuso, sarebbe necessario comunque lasciare permeare un limitato flusso d'aria all'interno dell'intercapedine, tale comunque da non ingenerare l'effetto camino. Il funzionamento della camera di ventilazione risulta strettamente correlato alle condizioni ambientali al contorno, alla morfologia dell'edificio ed alla composizione della parete. Tuttavia affinché si attivi un vero effetto camino, sarà necessario che l'intercapedine d'aria risulti di sezione adeguata (almeno 4 cm), e che non siano presenti al suo interno ostacoli, costituiti dai componenti della sottostruttura di parete, tali da indurre particolari fenomeni di turbolenza; a questo proposito è necessario tenere presente che la tipologia dei sistemi di sottostruttura di parete, risulta strettamente connessa al funzionamento della camera di ventilazione.
L' installazione di facciate ventilate e la progettazione delle stesse utilizza sistemi di facciate in gres e rivestimenti in cotto. Le facciate continue ventilate rispondono ai requisiti del cliente oltre che di conformazione ottimale perché sia presente la ventilazione necessaria. Affinché vi sia una ventilazione efficace è fondamentale che la camera di ventilazione mantenga una configurazione regolare e continua, quindi sussista uno spessore costante fra le aperture di ingresso e di uscita dell'aria. è così opportuno considerare, in fase di progetto del sistema, tutte le possibili cause che possano intervenire, e quindi influenzare, un'agevole circolazione dell'aria e fra queste: sia i restringimenti della sezione della camera di ventilazione (dovuti ad elementi della sottostruttura di parete ed ai sistemi di connessione del rivestimento esterno, che potrebbero risultare interni alla camera di ventilazione), che le irregolarità della sezione, causate da particolari morfologie del rivestimento esterno o della sua faccia più interna. In modo particolare andranno evitati elementi (orizzontali) di interruzione della verticalità della camera d'aria, tali da innescare effetti locali di turbolenza, che possano interferire con il principale moto ascensionale dell'aria. La sub-partizione della camera di ventilazione, è spesso inevitabile, e a questo proposito andrà verificato il corretto funzionamento di tutte le diverse parti. In fase di progetto è quindi necessario valutare tutte le varie modalità con cui la ventilazione avviene in facciata, poiché essa difficilmente presenterà caratteristiche uniformi, più facilmente anzi le condizioni varieranno in relazione alla morfologia e dimensione dell''edificio, rapportata alle esigenze specifiche della tecnologia scelta per il sistema di facciata, ovvero in relazione al variare del ritmo dei vuoti e dei pieni, delle altezze, dette posizioni relative della sottostruttura, ma anche delle specifiche caratteristiche di orientamento e di esposizione dell'edificio, condizioni che influiranno sul funzionamento dei camini di ventilazione, che come tali dovranno essere considerati, affinché sia assicurato un corretto funzionamento su tutta la facciata. Solitamente le aperture di ventilazione sono poste al piede dell'edificio, e sul coronamento, alla base ed in sommità dell'intercapedine, protette da griglie per limitare l'ingresso di insetti e altri piccoli animali e da scossaline che impediscano l'ingresso di acqua piovana, sarà inoltre necessario che le aperture vengano posizionate tutte le volte in cui si interrompa la camera di ventilazione, ad esempio a causa della presenza di finestre. Riveste importanza anche il progetto della morfologia, del dimensionamento e del posizionamento delle aperture di ventilazione in facciata, in quanto esse contribuiscono in modo determinante al corretto funzionamento dei "camini" di ventilazione. Altra componente da considerare è la tipologia del sistema di protezione delle aperture, che non deve ostacolare o deviare in maniera non controllata il flusso d'aria. L'uso di imbotti progettate su misura a seconda del tipo di materiale adottato, permette che le facciate ventilate rispondano ai requisiti di ventilazione efficace. Le strutture per facciate che sono più spesso adottate utilizzano rivestimenti in cotto o facciate in gres. Attualmente sono pochi gli studi specifici in relazione a ciò e si ritiene che queste problematiche debbano essere meglio esplicitate, anche attraverso l'ausilio di opportuni monitoraggi. Anche a tal proposito è in atto un progetto fra la Sezione Progettazione del Dipartimento di Ingegneria Civile di Firenze, il Dipartimento di Energetica della stessa Facoltà e dell'Università di Pisa e la Azienda Cooperativa Ceramica d'Imola, volto all'esplicitazione sia di queste problematiche che di altre qui non affrontate, come ad esempio quelle relative alle metodiche per controllare il rischio di propagazione verticale del fuoco nella camera di ventilazione.

Sistema della sottostruttura.

Grande importanza assumono le sottostrutture, ancorate alla struttura portante dell'edificio e che a loro volta permettono i sistemi di fissaggio del rivestimento. Infatti per il sostegno e il fissaggio delle pareti ventilate occorre utilizzare, ancorati alla struttura perimetrale dell'edificio, componenti metallici che si costituiscono come le strutture di supporto della facciata e che prevedono un'applicazione a secco dei singoli componenti. Le sottostrutture consentono, tramite i sistemi di fissaggio del rivestimento, di supportare o di trattenere gli elementi del rivestimento, e ciò si attua per mezzo di dispositivi di fissaggio come perni, piastre, inserti, ecc. che si alloggiano dentro fori, scanalature o intagli speciali, predisposti invece sul rivestimento. Il progetto di questo sistema dipende dalle condizioni di carico, dalle azioni termiche, dai movimenti differenziali delle strutture ma principalmente dalle proprietà del rivestimento, dal formato degli elementi ed anche dalle connotazioni estetico-formali che si desiderano ottenere.
Per sottostruttura si può intendere: sia un semplice componente (come ad esempio una staffa) ma anche un insieme di componenti (come un reticolo formato da profili verticali ed orizzontali saldati e/o bullonati). In relazione a ciò si può infatti notare come sempre di più oggi la produzione presenti una quantità di sistemi e di accessori, che hanno come comune caratteristica principale, la flessibilità di impiego e l'affidabilità. L'insieme di questi elementi, oltre che costituire il supporto per il rivestimento esterno, ha anche il ruolo di distanziarlo opportunamente dallo strato coibente, al fine di realizzare la camera di ventilazione.
I materiali utilizzati sia per le sottostrutture che per i sistemi di fissaggio, sono oggi i metalli ed in particolare l'acciaio inox, l'acciaio zincato e alluminio, che si utilizzano sfruttando a pieno le caratteristiche specifiche di ogni materiale. La progettazione e il montaggio delle sottostrutture, in genere costituite da un reticolo formato da profili verticali ed orizzontali, deve tenere conto sempre di alcuni principi statici affinché non vi vengano indotte tensioni, anche dall'azione del vento. La quantità e le dimensioni degli elementi di supporto, murati o fissati con tasselli e dotati di regolazione verticale ed orizzontale, verrà determinata in ogni singolo caso sulla base delle specifiche sollecitazioni (si veda a questo proposito il capitolo 3). Sostanzialmente la scelta complessiva del sistema dipenderà dalla tipologia dell'elemento di rivestimento che si vuole utilizzare in facciata, e più specificatamente dalla scelta della tipologia di fissaggio dell'elemento di rivestimento alla sottostruttura. Poiché a diversi tipi di rivestimento corrispondono invece medesimi tipi di fissaggio, sono essi che si configurano come elementi fondamentali per effettuare la scelta del sistema complessivo della sottostruttura.
Al tal scopo i rivestimenti in cotto o le facciate in gres presentano soluzioni diverse di aggancio della lastre, come elementi diversi, ad esempio i frangisole per facciate, hanno fissaggi diversi.
Al fine di chiarire quali sono le relative connessioni si utilizza il diagramma riportato nella pagina seguente4. Possono essere vari i metodi classificatori relativi alle sottostrutture, e quello che riteniamo di adottare prevede di attribuire un ruolo fondamentale alla tipologia di fissaggio del rivestimento, in quanto le caratteristiche di quest'ultimo, pur essendo molteplici, permettono come su detto, una corretta applicazione dello stesso fissaggio a materiali e tipologie anche diverse fra loro. Per individuare il criterio di classificazione qui presentato è stato necessario confrontare i sistemi di facciata ventilata presenti sul mercato nazionale. Avendo rilevato che alcuni sistemi di sottostruttura venivano impiegati per realizzare facciate con diversi materiali di rivestimento, è stato necessario comprendere quale fosse il fissaggio più appropriato nei vari tipi di rivestimento. Abbiamo verificato che ogni materiale prevedeva più tipi di fissaggio e che gli stessi tra l'altro erano validi anche per materiali diversi. Di conseguenza un'ottica classificatoria che non preveda ripetizioni, può essere quella qui adottata, per la quale, una volta individuati i tipi di fissaggio del rivestimento, si associano ad essi sia i vari materiali di rivestimento, che i tipi di sottostruttura e di conseguenza i fissaggi alla struttura principale. Qui di seguito si presenta uno schema in cui, alle macro-categorie di materiali di rivestimento, vi sono associate le varie tipologie di sistema di fissaggio.

Tipo di materiale
Tipologia possibile di fissaggio del rivestimento

Sistemi puntuali
Sistemi diffusi
Lapideo
Pioli in fori, Staffe in tasche sui bordi
Profilo continuo entro scalanature sui bordi

Tasselli sul retro

Ceramici e compositi
Pioli in fori, Staffe in tasche sui bordi
Profilo continuo entro scalanature sui bordi

Clips sul bordo

Tasselli sul retro

Staffe entro scalanature sul retro

Laterizio
Tasselli sul retro Pioli/Staffe sui bordi
Profilo continuo entro scanalature sui bordi

Tasselli sul retro
Mensole di supporto
Leghe metalliche
Fissaggio puntuale passante Appigli offerti dal rivestimento
Appigli offerti dal rivestimento
Pannelli leggeri
Tasselli sul retro

Appigli offerti dal rivestimento

Connessioni al rivestimento
I dispositivi di fissaggio del rivestimento, in cui la connessione è soprattutto di tipo meccanico, ma può essere anche di tipo chimico-meccanico, si possono suddividere in due gruppi. La prima tipologia è quella relativa ai sistemi di fissaggio puntiforme, che per altro risulta essere quella maggiormente impiegata. In questo caso il fissaggio viene realizzato tramite un numero minimo sufficiente di ancoraggi del rivestimento, tali che il sistema risulti isostatico (detto anche "safe life"). Adottando questi sistemi è necessario utilizzare accorgimenti (si veda a questo proposito il capitolo 3), tali da limitare i danni nei casi in cui avvenga il collasso della lastra di rivestimento. I materiali oggi impiegati per in questi agganci sono quelli di tipo inossidabile, o trattati con procedimenti anticorrosivi come l'acciaio inox (AISI 304 e 316) e l'alluminio in lega.
La seconda tipologia invece è quella relativa ai sistemi di fissaggio diffuso, realizzata tramite componenti di ancoraggio che vincolano in modo diffuso il rivestimento, ottenendo un sistema di tipo iperstatico (detto anche "fail safe"), tale da limitare, in caso di rottura di un elemento del rivestimento, il suo totale collasso.
Per l' installazione di facciate ventilate la progettazione delle connessioni al rivestimento in cotto o al rivestimento in gres, è fondamentale.

è inoltre possibile distinguere fra i sistemi di fissaggio del rivestimento nascosti, ovvero quelli che si realizzano con componenti che a facciata terminata non risultano visibili, e quelli invece a vista, per cui il componente di aggancio del rivestimento risulta visibile o parzialmente visibile. l sistemi di fissaggio a vista sono esclusivamente del tipo a fissaggio puntiforme e in genere prevedono un numero di 4 agganci per lastra di rivestimento, due con la funzione di portarla, gli altri due con la funzione invece di trattenerla, in relazione alla depressione dovuta al vento. Le lastre di rivestimento vengono così appoggiate sulle staffe inferiori, mentre la distanza degli agganci superiori con la lastra deve essere tale da permettere movimenti ed eventuali dilatazioni; in alcuni casi è opportuno adottare guarnizioni che riducano le tolleranze tra aggancio e lastra. I sistemi di fissaggio a scomparsa possono essere relativi sia a sistemi puntiformi che a sistemi diffusi, ai primi si riconducono in genere i fori non passanti realizzati sul retro delle lastre, nei quali vengono poi alloggiati particolari tasselli; ai secondi invece fanno riferimento ad esempio le piastre continue, utilizzate in genere per materiali lapidei, che si alloggiano in una fresatura continua sul bordo della lastra.
Ai sistemi di fissaggio puntiforme appartengono componenti che vincolano il rivestimento come di seguito riportato.
Pioli inseriti in fori realizzati sul bordo della lastra di rivestimento: tali fori e i conseguenti perni si possono applicare, in relazione alle esigenze, sia sui bordi orizzontali (superiore ed inferiore) delle lastre, che su quelli verticali. Sui bordi della lastra da montare vengono praticati i fori per l'alloggiamento dei perni, in acciaio inox AISI 304. Questo tipo di delicata connessione richiede molta precisione sia al momento della realizzazione dei fori sulle coste del rivestimento che durante la posa in opera. Nei fori, prima dell'inserimento dei pioli, viene inserito un tubetto elastico in nylon, o di altro materiale plastico, ad evitare il contatto diretto del piolo con il rivestimento; può inoltre essere opportuno che i fori sul bordo inferiore della lastra vengano riempiti con mastice, affinché non siano possibili eventuali ristagni di acqua meteorica che potrebbe macchiare o deteriorare il materiale.
Staffe inserite in tasche realizzate sui bordi della lastra di rivestimento: le staffe vengono inserite in tasche di dimensione opportune realizzate sui bordi orizzontali del rivestimento tramite fresatura, tale da produrre solo intagli, detti anche "slot". Questo tipo dì lavorazione permette una maggiore flessibilità nella posa in opera. Vi sono casi in cui agli slot si associano anche pioli, determinando così un fissaggio misto sulla stessa lastra.
Clips entro tasche o scanalature sul retro della lastra di rivestimento: questo fissaggio avviene per mezzo di clips in acciaio inox sagomate, a scrocco, tali da inserirsi in tasche (asole) ricavate per fresatura, di dimensione e orientamento opportuno, realizzate sul retro del rivestimento. In genere la sottostruttura è in alluminio estruso.
Tasselli inseriti sul retro della lastra: questo tipo di fissaggio consiste nel predisporre a secco, sul retro della lastra in posizioni stabilite, inserti metallici, consistenti in genere in perni o boccole filettate a scomparsa, connessi alla sottostruttura. Questo sistema può prevedere la predisposizione di bussole filettate autobloccanti, maschio/femmina, in acciaio inossidabile austenitico, sul retro delle lastre, che si possono presentare anche di ridotto spessore. Questo sistema di ritenuta meccanica, che non crea tensioni al suo impiego, non risulta visibile, e presenta una certa varietà di prodotti, anche senza sporgenze sul retro della lastra.
Clips sul bordo: questo tipo di fissaggio si realizza tramite clips in acciaio che sorreggono puntualmente il rivestimento sul bordo inferiore e lo trattengono su quello superiore. Questo tipo di fissaggio risulta a vista, poiché una parte della clip è visibile anche sulla faccia esterna del rivestimento. Per questo tipo dì fissaggio non è previsto nessun tipo di lavorazione sulle lastre di rivestimento.
Staffe sagomate sui bordi del rivestimento: questo fissaggio, a scomparsa, avviene mediante piastre sagomate, che si adattano al profilo dell'elemento di rivestimento e lo sorreggono o lo ritengono puntualmente. Affinché il fissaggio sia a scomparsa è il bordo del rivestimento (in genere in laterizio) che viene sagomato in fase produttiva, in modo che le staffe vi sì adattino perfettamente.
Appigli offerti dal rivestimento: in questo caso sono gli elementi di rivestimento che, per forma, creano le sedi per il proprio fissaggio alla sottostruttura ed in genere vengono appesi ad essa. Ciò è possibile solo per determinati materiali (alluminio) o componenti (pannelli leggeri) in cui il processo produttivo permette di realizzare forme tali da consentire di essere così fissati alla sottostruttura.
Fissaggio puntuale passante: questo tipo di fissaggio connette il rivestimento alla sottostruttura per mezzo di viti autofilettanti o rivetti, passanti direttamente i bordi dell'elemento di rivestimento. Si utilizzano con sottostrutture in alluminio e per rivestimenti leggeri come ad esempio quelli a pannelli in leghe metalliche. Nel caso invece di rivestimenti pesanti, si impiegano perni in acciaio passanti, con sottostruttura anch'essa in acciaio.
Ai sistemi di fissaggio diffuso appartengono invece i seguenti tipi.
- Profili continui entro scanalature sui bordi: la scanalatura (kerf) in cui si va ad inserire il profilo è ottenuta per fresatura o per forma su tutta la larghezza dei bordi orizzontali della lastra. L'elemento di rivestimento, in questo caso, dovrà possedere uno spessore tale da permettere il fissaggio senza che i bordi divengano fragili.
- Mensole di supporto: realizzate in acciaio solitamente si associano a pareti ventilate con paramento esterno pesante, realizzato in muratura in laterizio.
- Appigli offerti dal rivestimento: in questo caso il fissaggio avviene mediante aggancio dei bordi orizzontali, opportunamente sagomati, dei pannelli di rivestimento. è una tipologia tipica dei rivestimenti in lega metallica.

Strutture di supporto
Le orditure strutturali di supporto degli elementi di fissaggio del rivestimento, sono quelle che tramite una maglia di profilati speciali, a geometria definita, permettono il trasferimento dell'insieme delle sollecitazioni, proprie e indotte, al supporto murario tramite opportuni fissaggi. Questa maglia può essere formata da profilati metallici, in acciaio inox e in alluminio, ma anche in acciaio al carbonio zincato, disposti ad individuare un'orditura principale e una secondaria. In genere è lo sviluppo verticale ad essere prevalente come principale (montanti), in quanto, tramite essi sono facilmente realizzabili tutti i collegamenti alle strutture portanti dell'edificio, e particolarmente nel caso delle strutture intelaiate, viene facilmente permesso il fissaggio alle travi di bordo dei solai. Spesso poi all'orditura principale si connette un sistema secondario, realizzato con profilati metallici orditi nel senso opposto (traversi). In altri casi il sistema parete è realizzato esclusivamente con traversi o con staffe, direttamente ancorati alla struttura portante che deve risultare essere in questi casi di tipo continuo5.
Le strutture per facciate ventilate hanno particolare importanza quando il sistema deve essere inserito in progetti complessi: i rivestimenti in cotto o le facciate in gres costituiscono alcuni esempi di facciate continue ventilate che ben si adattano a molti tipi di soluzioni.
Nel sistema vengono utilizzati anche componenti che permettono la correzione di eventuali fuori piombo: in genere vengono applicati opportuni spessori (cavallotti), posti fra la sottostruttura ed il sistema di fissaggio alla struttura principale e/o fra la sottostruttura e il sistema di fissaggio del rivestimento. è da notare, che tutti gli elementi si collegano tra loro mediante asole di forma ovale, tali da permettere le tolleranze di montaggio e i movimenti differenziali. è necessario evidenziare che le sottostrutture a montanti e traversi, pur essendo le più utilizzate, possono in alcuni casi presentare l'inconveniente di ostacolare (per mezzo del traverso) il moto ascensionale dell'aria nella camera di ventilazione: ciò necessita quindi di un'attenta valutazione sul funzionamento dell'intercapedine ventilata. Ovviamente, ove risultassero possibili effettivi deficit funzionali, sarebbe opportuno, utilizzando dispositivi di fissaggio del rivestimento che rendano possibile un ulteriore scostamento di esso dai traversi, mantenere la medesima tipologia di sottostruttura, aumentando in tal modo la sezione della camera di ventilazione. Si rileva inoltre che, poiché il sistema di sottostruttura risulta essere quasi completamente realizzato in metallo, è necessario prevederne uri impianto di messa a terra.

Le sottostrutture possono risultare:
a montani (o a traversi): in questo sistema i moduli di facciata hanno fughe verticali rettilinee, mentre quelle orizzontali possono essere sfalsate.
Nel caso dei traversi invece, saranno le fughe orizzontali ad essere rettilinee, mentre quelle verticali possono trovarsi anche sfalsate. a montanti e traversi (o a traversi e montanti): questo sistema permette le più ampie possibilità di modularità del rivestimento, che potrà risultare quindi a fughe verticali rettilinee, orizzontali rettilinee, sfalsate ed a correre; ciò in quanto la geometria del pannelli di rivestimento risulta indipendente dall'orditura della sottostruttura verticale.
a staffe direttamente fissate sul supporto strutturale principale continuo: in questo caso ovviamente la posizione delle staffe sarà decisamente connessa alla geometria della maglia modulare del rivestimento di facciata.
Le sottostrutture dovranno infine risultare vincolate all'edificio, tramite un opportuno sistema di fissaggio, che può risultare costituito da: tasselli meccanici, realizzati in acciaio galvanizzato o in acciaio inox: possiedono ottime caratteristiche di tenuta allo sfilamento e conservano quasi inalterate le loro capacità di tenuta, anche nel caso di un parziale sfilamento iniziale. In relazione a ciò è' disponibile sul mercato una vasta gamma di tasselli, funzionali ad ogni esigenza di carico e ad ogni tipo di supporto murario.
tasselli chimici, che possono essere del tipo a miscelazione esterna od interna e sono particolarmente indicati nell'impiego su fondi di ancoraggio non compatti. Nel caso in cui il fissaggio debba avvenire in muratura di laterizio forato, è usato un apposito tassello a calza nel quale l'iniezione della resina provoca la dilatazione di quest'ultimo nelle zone vuote della muratura, ma esiste anche un tassello che possiede analoghe caratteristiche e che viene impiegato nel calcestruzzo e nella pietra naturale.
- profili annegati nel getto in fase di realizzazione della struttura portante: realizzati in acciaio normale e inox, laminati a caldo o profilati a freddo, con ancoraggi stampati o saldati. In genere presentano una particolare forma a C, che permette l'inserimento dei bulloni necessari a fissare gli altri elementi che costituiscono la facciata ventilata. Vengono forniti dalle ditte produttrici con un riempimento in schiuma, tale da evita l'ingresso del calcestruzzo in fase di getto.
- giunzioni bullonate nel caso di telai strutturali in acciaia. dovranno essere opportunamente progettate per resistere allo sforzo di trazione e soprattutto di taglio, dovuti ai carichi derivanti dalla sottostruttura e al rivestimento esterno.
Sistema dei giunti
Il giunto è lo spazio che separa il perimetro degli elementi di rivestimento con la funzione di permettere il libero movimento dovuto ai movimenti differenziali, è quindi un elemento che oltre ad una precisa connotazione funzionale determina e caratterizza l'estetica della facciata, evidenziandone le modularità. La soluzione poco utilizzata del giunto chiuso prevede che fra gli elementi del rivestimento sia presente un distanziamento di circa 2-3 mm. In questi casi è opportuno che i giunti in corrispondenza della soletta vengano lasciati aperti, e di dimensioni di circa 15/20 mm. Si definiscono invece giunti aperti quelli che permettono un maggior movimento degli elementi di rivestimento, e che in genere presentano un distanziamento di 6/7 mm. I rivestimenti in cotto oppure i rivestimenti in gres hanno giunti tra lastra e lastra che permettono anche la dilatazione dell'elemento con variare della temperatura esterna. Le facciate ventilate acquisiscono maggior regolarità dallo scandire costante degli elementi nelle facciate continue.
Questo sistema, il più applicato, permette la posa in opera anche di lastre medio-grandi, senza che si creino contatti fra le lastre durante gli assestamenti ed i movimenti generati dalle dilatazioni termiche.

Le tipologie. Individuazione delle tipologie dei sistemi di facciata ventilata.

Al fine di individuare i sistemi che permettono di realizzare facciate a ventilazione naturale tali che ne siano rispettati i necessari requisiti, si individuano nel seguente schema i rapporti fra fissaggi degli elementi di rivestimento e le sottostrutture relazionate, determinate prendendo come ambito di riferimento la produzione nazionale.
I sistemi di facciate ventilate presentano dei sistemi di fissaggio che variano in base al fissaggio al rivestimento in cotto o al rivestimento in gres. I prodotti sul mercato determinano la miglior connessione tra la struttura per la facciata e la struttura dell'edificio. Di seguito vengono illustrati per tipologie, i sistemi di realizzazione di facciate a ventilazione naturale.


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