Facciate ventilate

SISTEMI DI INVOLUCRO EDILIZIO TECNOLOGICAMENTE AVANZATI:
RAPPORTI TRA PROGETTO, PRODUZIONE E COSTRUZIONE.
Franco Nuti





Il notevole sviluppo che i sistemi di involucro edilizio, caratterizzati da una rilevante complessità tecnologica, utilizzati soprattutto per edifici di tipo terziario, hanno registrato negli anni recenti, offre la possibilità di proporre alcune considerazioni critiche, inerenti la struttura tecnico-economica del processo edilizio, i materiali e le tecniche costruttive, i linguaggi dell'architettura, ma anche i ruoli ed i compiti che gli operatori del processo (e soprattutto architetti e ingegneri) si trovano ad assumere. Si è ormai consolidato un quadro di classificazione tipologica delle differenti soluzioni tecniche, all'interno di due prevalenti approcci, coinvolgenti ognuno l'organizzazione del progetto, della produzione, della costruzione: da una parte l'uso di materiali metallici e vetrari innovativi, dall'altra il reimpiego di materiali lapidei, laterizi e ceramici tradizionali, sottoposti a nuovi e differenti procedimenti produttivi atti a potenziarne le prestazioni.
Nel secondo approccio si colloca, peraltro, la tendenza ad un intelligente recupero delle potenzialità formali, oltre che funzionali e tecniche, di materiali tradizionalmente impiegati in architettura (la pietra, il laterizio, appunto), aprendo, tra l'altro, all'edilizia di nuova edificazione valide possibilità di integrazione con contesti urbani storici.
Nell'uno e nell'altro caso si registra una forte interconnessione tra gli aspetti tecnico-costruttivi e quelli relativi al funzionamento energetico dell'involucro. Fra i sistemi attualmente in uso ci sono le facciate ventilate in cotto, le facciate ventilate in gres. Ad integrazione delle facciate ventilate troviamo frangisole in gres, facciate continue e altri tipi di strutture per facciate.
Facciate continue, variamente derivate dall'originario tipo del courtain-wall, pareti ventilate, pareti in vetro strutturale, pareti appese, pareti a "doppia pelle", sistemi parete di tipo dinamico integrate ai dispositivi di controllo del comfort ambientale, sono alcune denominazioni corrispondenti alle soluzioni tecniche più frequentemente impiegate da architetti e ingegneri.

PREFAZIONE


a) Nell'ambito di queste problematiche, valide in un quadro peraltro già noto e oggetto di specifici studi, avanziamo alcune riflessioni critiche in ordine ai punti seguenti:
Nell'articolazione del processo edilizio può determinarsi una condizione di squilibrio tra gli operatori, causata dal ruolo, di fatto preponderante, assunto dalla produzione industriale: ai diversi tipi di soluzioni tecniche che sopra abbiamo ricordato, corrispondono in genere ben determinati brevetti industriali, i quali implicano tecniche produttive e costruttive complesse, ricerca e sperimentazione dì tipo aziendale, uno stretto rapporto di risposta/condizionamento rispetto al mercato, un "indotto" vastissimo non solo di tipo strettamente produttivo industriale, ma anche relativo alle imprese di costruzione/montaggio ed a ben individuabili settori di attività professionale specialistica. Tutto questo costituisce un insieme articolato e fortemente interconnesso da rapporti di causa-effetto espressi in termini economici e tecnici. E' facile constatare tuttavia come all'uso di tecniche costruttive complesse e spesso innovative, tipicamente generate da ben determinati fattori causali, corrisponda, almeno per quanto attiene alla produzione edilizia corrente, una indubbia omologazione e banalizzazione del segno architettonico; un segno peraltro privo, per la natura del processo che l'ha determinato, di riferimenti al contesto, tendenzialmente di tipo universale. Al crescere della complessità tecnologica e prestazionale (una vera e propria ipertrofia, in molti casi immotivata in termini di costo-qualità) corrisponde spesso una indeterminatezza semantica, quasi una fragilità delle opere di architettura: tali caratteri si esprimono non solo nella semplificazione del linguaggio, ma nel prevalente impiego di repertori di elementi a catalogo e nell'uso di conseguenti, più o meno, rigide regole combinatorie. In molti casi assistiamo (con una logica apparentemente opposta a quella della ripetizione/semplificazione) alla complessificazione ossessiva e quasi barocca del dettaglio costruttivo, alla ricerca della effimera "personalizzazione" di una determinata configurazione architettonica; si innesca un processo di accrescimento "ad infinitum" dei segni e dei presunti significati simbolici ad essi correlati, tipico del mondo dei mass-media, della pubblicità, della moda.
Gli involucri edilizi, riconducibili al campo dell'hi-tech, segnano, in molti casi, una cesura, una sconnessione nel rapporto tra interno ed esterno degli organismi architettonici. Nel momento in cui l'edificio si trova a stabilire una interconnessione con la città, esso non dichiara, attraverso la configurazione della sua "pelle", la propria natura esistenziale, sintesi di funzione e di senso simbolico. L'edificio risulta frequentemente illeggibile, misterioso, incapace di innescare un qualsivoglia dialogo con l'osservatore; la "pelle" dell'edificio può risultare addirittura repulsiva per il cittadino. In altri casi (quando l'involucro è costituito da una superficie vetrata continua) esso costituisce un semplice "fondale" che riflette le immagini della città, il paesaggio, il cielo, quasi fosse una tavolozza virtuale o un caleidoscopio di figure eternamente variabili. Sì nega, per un verso, la "verità" delle funzioni vitali dell'edificio e, da un altro punto di vista, attraverso processi di smaterializzazione dell'architettura, si nega la "verità" dei materiali e degli archetipi strutturali e costruttivi da sempre intrinsecamente connessi al farsi del progetto e della costruzione.
L'isolamento, la solitudine (l'inevitabile solitudine, forse) di tanti edifici hi-tech rispetto alla città e all'intorno urbano di riferimento: nel momento in cui tali edifici dichiarano all'esterno la loro forza simbolica e la loro alta specificità rispetto al contesto, essi certificano il loro isolamento, la loro incapacità, in molti casi, di accettare un dialogo con tutto ciò che li circonda. Facile e consueta la similitudine che si stabilisce tra questi organismi architettonici e le macchine spaziali, le astronavi, come "bolle" tecnologiche artificiali, nelle quali una vita protetta, condizionata, introversa rispetto al mondo esterno, può realizzarsi. Da dove nasce questo desiderio di un mondo separato, sicuro, controllato, nel quale l'individuo o gruppi ben determinati di individui possono vivere, rifuggendo la complessità e i rischi della città? Il rigore, quasi l'ossessione, con cui si affrontano i problemi della sicurezza nei grandi complessi di tipo terziario in ambito metropolitano, è certo da riferirsi ad un "sentire" individuale e sociale, ben presente nel mondo contemporaneo. Al crescere delle potenzialità, già straordinarie, della tecnologia, riprendono forza e senso antiche figure archetipe dell'architettura, come il castello, la torre, la rocca, la cittadella cinta di mura,... ; figure tutte apparentemente incongrue rispetto alla dinamica dei rapporti umani che si instaurano oggi tra i cittadini e, tuttavia, ben presenti nella immagine della città contemporanea.
In questo quadro così sinteticamente è certo solo parzialmente delineato, si collocano due necessità: la prima riguarda l'acquisizione profonda e completa da parte degli operatori del settore (e in primo luogo dei progettisti) delle conoscenze relative ai materiali e alle tecniche che l'industria propone, rifiutando qualsiasi atteggiamento di delega da parte di progettisti e costruttori all'industria stessa, nel desiderio di interagire con il mondo produttivo in termini di forte autonomia; il rischio di essere, come progettisti e costruttori, dei semplici applicatori di brevetti (in una sorta di falso "progetto-bricolage"), corrisponde ad uno scenario reale. La seconda necessità concerne il riequilibrio della dinamica complessiva che lega le fasi e gli operatori del processo edilizio, recuperando ruoli e pertinenze di mestiere che un eccessivo e distorto sviluppo del mercato ha fortemente compromesso. In termini più specifici riconosciamo che la definizione del progetto a scala esecutiva non può avvenire se non in base ad una approfondita conoscenza dì quanto la produzione industriale mette a disposizione di architetti e ingegneri in termini di materiali, componenti, sistemi costruttivi complessi. Ma la fase di progettazione esecutiva non corrisponde certo ad una applicazione specifica (e quindi alla contestualizzazione) di "regole" esterne alla sintesi progettuale. Il progetto esecutivo viene solitamente elaborato, per procedure di appalto di tipo pubblico, in una fase del processo in cui i prodotti industriali che l'impresa di costruzioni acquisirà e impiegherà non sono ancora univocamente identificati. Altra cosa è il "Progetto costruttivo di cantiere" che esprime, appunto, la risposta dell'impresa all'esecutivo architettonico, strutturale e impiantistico sulla base di una ottimizzazione dei fattori produttivi aziendali. Nel Progetto costruttivo di cantiere la configurazione materiale e prestazionale dei manufatti è univocamente identificata ed esso viene a costituirsi, quindi, come il riferimento immediato e strettamente vincolante per la fase di costruzione in cantiere. Il progetto esecutivo architettonico (ma anche strutturale e impiantistico) si trova a proporre soluzioni costruttive che, non potendo coincidere con quelle offerte dall'industria, sono tuttavia le più vicine ad esse, nell'ambito di famiglie di soluzioni tecniche tipologicamente omogenee. Tra progetto esecutivo e repertorio merceologico dei prodotti industriali (e, in modo molto evidente, nel caso dei "brevetti") tende a stabilirsi un rapporto assai simile a quello che sì instaura tra "tipo" e "modello", nelle procedure di analisi tipologica dei tessuti urbani e dei tipi edilizi storici.
I tipi di facciate ventilate possono essere diversificati in rivestimenti in cotto o rivestimenti in gres. I materiali posati in cantiere richiedono una confezione sartoriale del prodotto soprattutto se le facciate ventilate sono composte di più elementi come frangisole in gres o da altri sistemi di strutture per facciate.

b) Sul tema specifico dell'innovazione (tecnologica/formale) nell'architettura degli involucri esterni, si possono sviluppare alcune argomentazioni, in riferimento ad una (molte volte proposta e discussa) contrapposizione tra due differenti ruoli che il progettista può rivestire, nell'attuale organizzazione del processo edilizio: lo "stilista" e il "progettista/costruttore", indicando con tali termini colui che crea l'immagine dell'oggetto architettonico senza generalmente preoccuparsi degli aspetti costruttivi e realizzativi e colui che proprio su questi aspetti fonda i presupposti dell'atto progettuale.
è facile rilevare l'importanza, nell'attuale mercato dei prodotti architettonici, dei creatori di "immagini", là dove tale mercato si correli strutturalmente al mondo dei media, sia nello specifico campo dell'architettura, sia in quello, ormai dilagante ed estremamente variegato, dell'universo delle merci prodotte e vendute dall'industria. Che ci sia, tra l'altro, una significativa correlazione tra contenuti e tecniche di rappresentazione/comunicazione tipiche della moda, del cinema, della grafica, dell'informatica e contenuti e tecniche semantiche dell'architettura è un fatto ormai in larga misura acquisito.
L'innovazione formale dello "stilista" dell'architettura trova generalmente nell'industria una significativa corrispondenza. Se lo stilista-architetto è poi di grande nome e ben accreditato nel mondo dei media, il corto circuito immagine produzione si pone come fatto acquisito, per evidenti motivi inerenti la struttura del mercato. Ma poi alcune architetture Hi-Tech invecchiano e si degradano molto rapidamente (scarsa sperimentazione sui nuovi materiali e sulle tecniche costruttive o, molto più semplicemente, forzature e/o errori?). La cultura tecnica diffusa degli operatori del settore è, in gran parte, fuori gioco, in quanto non tutte le innovazioni Hi-Tech hanno ricadute sul mondo professionale corrente. In particolare la ricerca e la formazione universitaria rischiano, in questo specifico ambito, di andare al traino dell'industria.
Il tecnicismo insito in questo tipo di innovazioni può costituire una attrattiva per gli ingegneri (tradizionalmente associati alla cultura della costruibilità), ma si pone comunque, a nostro avviso, come posizione in molti casi opinabile. Si parla, semplificando l'argomento, di una nuova "Architettura degli Ingegneri" e certo molti strutturisti di valore sono impegnati nella cosiddetta architettura HiTech. Si riscoprono, nel dibattito, parametri interpretativi antichi, come ad esempio il rapporto forma-struttura (statica). In molti casi si assiste ad una concezione strutturale degli edifici e ad una proposizione di dettagli costruttivi dichiaratamente ipertrofica, ridondante, in definitiva "barocca". Si avverte il desiderio dei progettisti di stupire l'osservatore con sempre nuove meraviglie strutturali e costruttive; l'equilibrio tra le differenti componenti del progetto e della costruzione (non ultime quelle di tipo economico) è, in molti casi, forzato. E allora è lecito parlare unicamente di tecnicismo ingegneristico? In linea generale, una sintesi critica dei problemi di progettazione/costruzione basata esclusivamente sul presupposto tecnico/tecnologico è, come ben sappiamo, illusoria. Essa tende a riproporre un antico e improprio determinismo tecnico-scientifico attribuito, in molti casi impropriamente, alla cultura degli ingegneri.
ll rapporto tra "innovazione di prodotto" e "innovazione di processo" nell'industria edilizia ("oggetti" prodotti e "modi" del produrre) costituiscono uno dei nodi del problema. Quali sono le regole di raccordo tra il mondo della produzione industriale e la progettazione-costruzione dell'architettura? L'industria delle costruzioni mostra attualmente una tale capacità di regolare il mercato da imporre, in molti casi, agli utenti scelte obbligate e vincolanti. Cresce la complessità prestazionale dei prodotti così come il sempre maggior peso che "l'immagine" del prodotto assume rispetto alla sue intrinseche qualità. Si determina d'altra parte un progressivo, sistematico spostamento dal cantiere all'industria di fasi e modi del costruire. L'innovazione tecnica, nata in ambito industriale, se, da un punto di vista generale, può essere vista come avanzamento complessivo del settore, può risultare vincolante per il progettista e il costruttore, disorientati da tanta ricchezza di potenzialità produttiva e oberati da sempre più impegnativi repertori di prodotti, la cui qualità risulta peraltro difficile da verificare e da valutare. In sede di formazione di ingegneri e architetti, occorrerebbe porsi il problema di una rigorosa interpretazione delle problematiche inerenti la produzione industriale ed il mercato dei prodotti edilizi, in termini meno disorganici ed episodici di quanto oggi in realtà non accada.

c) Entrando maggiormente nel merito del progetto e della costruzione di involucri esterni tecnologicamente avanzati, riteniamo utile ripercorrere il processo progettuale, produttivo, costruttivo che porta dall'ideazione (in termini di immagine architettonica) alla costruzione (e gestione, in molti casi) del sistema-parete, visto come parte estremamente qualificante dell'opera di architettura. L' installazione delle facciate ventilate prevede un'analisi delle soluzioni migliori per il risparmio energetico. L'utilizzo delle soluzioni di frangisole in gres e di rivestimenti in cotto prevedono la messa a punto di uno schema di processo.

In linea generale esso vede impegnati:
1. Un team professionale incaricato della progettazione generale (architettura, struttura, impianti) dell'organismo edilizio.
2. Le industrie produttrici di componenti (i profili per serramenti, le vetrature, le lastre di rivestimento in materiali metallici, lapidei o laterizi, etc.) e/o di sistemi (serramentistica assemblata, sistemi di connessione di lastre vetrate e profili, sistemi di "baraccatura" e di "ancoraggio", etc.). E' rilevante il fatto che l'industria produttrice di .sistemi offra al progettista, oltre che un catalogo merceologico di prodotti, un vero e proprio repertorio di "forme realizzabili" (la parete sagomata secondo varie geometrie, la cupola, la piramide, i volumi vetrati di varia forma e dimensione ...). Compaiono, quindi, a catalogo, non solo i profili e i nodi possibili, ma un insieme di oggetti complessi (ricchi di valenze formali, accattivanti per il progettista) da inserire nel progetto, secondo una precisa corrispondenza alle configurazioni proposte nel catalogo stesso. L'insieme di tali "oggetti complessi" è, tra l'altro, il risultato della "storia" produttiva e realizzativa dell'azienda, rappresenta la summa delle sue capacità progettuali e operative. è evidente quanto tale fenomeno implichi effetti di possibile semplificazione e degenerazione nel rapporto progettista-industria, nel momento in cui l'inserimento di "forme complesse" (corrispondenti ad altrettanto complesse soluzioni tecniche) nella configurazione dell'edificio toglie consistenza all'autonoma creatività del progettista, portando la sua azione verso una attività di tipo combinatorio e, al limite, a un vero e proprio "bricolage" di elementi precostituiti, come in precedenza si è già evidenziato.
3. Un team professionale specialistico interno alle aziende industriali, con compiti differenziati a seconda che l'industria produca componenti o sistemi.
4. Un team professionale specialistico esterno all'industria, ma solitamente ad essa integrato da rapporti organici di tipo fiduciario. Esso si occupa del progetto esecutivo "contestualizzato", impiegando componenti/sistemi industriali di serie e/o innovativi.
5. Una impresa generale di costruzioni, titolare (in forma singola o variamente associata/consorziata) dell'appalto dell''opera.
6. Una serie di imprese coordinate di tipo specialistico per gli assemblaggi dei componenti e/o il montaggio dei sistemi (i "serramentisti" sul caso delle pareti in alluminio e vetro, ...).

Nell'ambito delle azioni sviluppate dai diversi operatori del processo e dei complessi rapporti che li pongono in relazione, ci sembrano rilevanti i seguenti casi:
Il rapporto tra team professionale generale e industria si attua generalmente attraverso operazioni di consultazione sulla base di un progetto di larga massima del sistema-parete, nel quale sono posti in evidenza i requisiti tecnici e formali dell'involucro. Il team non possiede, generalmente, competenze tecniche specifiche sulla gamma di soluzioni prodotte dalle industrie; queste ultime assumono in modo diretto (o mediato attraverso i teams professionali specialistici) il progetto esecutivo della parete. Il processo di accostamento progressivo alla soluzione finale avviene secondo un meccanismo iterato di "prova ed errore", di "proposta-accettazione". Sia che si attivino i teams professionali interni all'Azienda o quelli esterni, si perviene di fatto a una vera e propria "ingegnerizzazione del progetto" del sistema-parete, rapportata, in modi più o meno formalizzati, al progetto architettonico generale. Nel caso detta innovazione tecnologica e formale il team professionale generale, sulla base del proprio "credito" professionale, chiede all'industria di produrre componenti e/o sistemi non di serie; a tale richiesta l'industria risponde di buon grado se il ruolo del team è indiscusso in termini di presenza rilevante nel settore, per le evidenti convenienze che essa ha ad inserirsi in un processo (produttivamente oneroso) che comunque "riverbererà" utili ritorni (di immagine, come si usa dire) sull'azienda. Nel caso che l'industria produca componenti (profili per serramenti ad esempio) la risposta alle richieste di innovazione è assai più flessibile, in quanto meno onerosa; si arriva, in molti casi, a prodotti industriali confezionati in "serie speciale" per singoli appalti, purché di dimensione consistente.
Il rapporto industria produttrice di componenti e imprese di assemblaggio implica una serie evidente di problemi di tipo tecnico-operativo, relativi alla qualità del prodotto finito, nonché alle responsabilità degli operatori coinvolti. Per quanto attiene alla programmazione e conduzione del cantiere è altrettanto evidente l'importanza del rapporto tra le imprese di assemblaggio e l'impresa generale di costruzione: si viene infatti ad instaurare tra questi due operatori un rapporto simile a quello richiesto (o imposto) dagli impiantisti all'impresa generale in termini di "assistenza muraria", "allestimenti", "opere prowisonali", "uso di macchinari" etc.
Il rapporto tra team specialistico esterno e industrie assume un significato rilevante nel caso di una vera innovazione tecnologica e formale, mentre si esprime a livello più routinario nel momento in cui la sua azione è limitata alla applicazione di profili, sistemi di assemblaggio, "brevetti" noti e consolidati.

Una volta così ricostruite, seppur sinteticamente, le fasi del processo progettuale-produttivo-costruttivo, è possibile precisare, rispetto alle osservazioni generali con le quali abbiamo aperto questo contributo, le possibili "contaminazioni" e "degradazione" nei ruoli degli operatori e nella natura dei loro rapporti.
Il processo per lo sviluppo delle facciate ventilate comporta operatori diversi soprattutto in caso di soluzioni tecniche specifiche. Il risparmio energetico viene ottenuto con schermature solari date dai frangisole in gres, dalla posa di rivestimenti in cotto e delle facciate continue ventilate.

è necessario, tra l'altro, prendere atto della reale consistenza della struttura professionale nel nostro paese in termini organizzativi e di competenza: al team interdisciplinare sopra richiamato, corrispondono nella generalità dei casi, studi professionali tradizionali, i quali, anche se configurati in forma associativa stabile (più spesso invece operano commessa per commessa) non sono in grado di produrre un vero progetto esecutivo delle opere né tantomeno di interagire con i progettisti delle soluzioni tecniche specifiche, collocati all'interno dell'industria o di tipo autonomo. Ne deriva che l'interazione tra progettisti e industria e/o team specialistico degrada a livelli di sostanziale delega, all'interno di "desiderata" linguistico-formali inevitabilmente vaghi e privi di determinazione; oppure, per converso (se gli interessi economici prevalgono) si assiste ad una interessata acquiescenza dell'industria a tali vaghi e ineffabili desideri, pur all'interno di obbligate rese economiche aziendali. Degradazione e contaminazione di ruoli tra imprese di assemblaggio e montaggio di profili e sistemi avviene quando, acquisito da tali imprese un prodotto industriale complesso "a brevetto", esso non trova i corretti interfacciamenti con gli altri sotto-sistemi dell'organismo edilizio (la struttura, gli impianti, ...) tendendo a imporre le proprie rigide regole al complesso della costruzione. E infine degradazione e contaminazione di ruoli si verifica quando l'industria impone di fatto i propri sistemi, adattati ("personalizzati", come si usa dire) al progettista e all'utente. Pur riconoscendo la consistenza tecnica e l'utilità di molti adattamenti "contestuali" al singolo progetto ed alla singola costruzione, la "personalizzazione" del prodotto industriale sconta una interna e insanabile contraddizione, inerente la natura ed il ruolo del prodotto industriale di serie. è infatti caratteristica consolidata e difficilmente modificabile del prodotto industriale la sua intrinseca "a-contestualità", la sua obbligata omologazione a modelli e repertori, per loro stessa natura, codificati e ripetitivi.
Le soluzioni per le facciate continue ventilate possono essere di tipo diverso a seconda della scelta del progettista. Si possono utilizzare i rivestimenti in cotto oppure i rivestimenti in gres abbinati ad elementi in hpl e alucobond.

Valenze formali e funzionali dell'involucro edilizio realizzato con tecnologie ad alto livello di prefabbricazione.

Da un punto di vista strettamente "tecnologico normativo" le chiusure verticali, così come le partizioni interne, delimitano e definiscono gli spazi abitativi, ma nel contempo sono chiamate ad assolvere a funzioni che si collegano direttamente e profondamente con il reale benessere dell'uomo, rispondendo a necessità fondamentali, oltre che di tipo funzionale, anche di ordine psicologico e sociologico.
Esse rappresentano, infatti, i limiti che garantiscono all'uomo protezione, sicurezza, completa libertà individuale e possibilità di organizzare il luogo dell'attività e del riposo nella forma più aderente ai propri interessi ed alle personali esigenze. Oggi quindi alla chiusura di un edificio si richiedono sia le tradizionali funzioni che soddisfino sicurezza statica, protezione dagli agenti atmosferici, da eventi sismici, dal fuoco, una manutenzione semplice ed una gestione economica, ma anche funzioni atte a proteggere l'interno dai rumori molesti provenienti dall'esterno e che tengano inoltre conto che l'ambiente racchiuso deve essere confortevole, caldo d'inverno, fresco d'estate e circondato da pareti asciutte e ben ventilate. Alle considerazioni fatte, va aggiunto anche il fondamentale aspetto estetico a cui una chiusura verticale deve rispondere nelle sue più svariate espressioni, affidato principalmente al rivestimento esterno, che deve risultare in armonia con l'ambiente circostante ed avere caratteristiche di durevolezza nel tempo. Le pareti perimetrali verticali assolvono così sostanzialmente a due principali doveri: essere la delimitazione fisica dell'edificio e, il filtro con l'ambiente esterno.
Ambedue le funzioni sono specificatamente relazionate a requisiti che l'edificio necessariamente deve possedere, e quindi alle prestazioni assolte dalla parete esterna. La caratteristica delle pareti esterne relativa alla delimitazione fisica dell'edificio è correlata principalmente a due aspetti, uno specificatamente materico ed un altro invece estetico.
Le facciate ventilate servono come risparmio energetico che viene assolto da conformazioni dell'edilizio determinate da facciate in cotto e facciate in gres.
L'involucro, indipendentemente dalle modalità dai materiali con cui viene realizzato, ha come prima funzione quella di delimitare e definire lo spazio. In relazione alle funzioni svolte nell'edificio deve infatti assicurare dì essere la reale barriera fisica che, ripara, salvaguarda la privacy e protegge i fruitori che lo utilizzano. L'involucro diviene così il contenitore del microuniverso che si svolge all'interno dell'edificio, del quale costituisce uno dei sistemi principali. La materialità delle pareti esterne è ciò che di fatto disciplina il passaggio di materia e di energia tra il mondo esterno e gli ambienti interni all'edificio, il quale, loro tramite, assume per altro una sua distinta identità estetica, ponendosi in relazione con il contesto.

La tecnologia delle pareti leggere, anche per la grande varietà di tecniche e materiali con cui possono essere realizzate, dalle più tradizionali con rivestimento in laterizio o lapideo, alle facciate continue in vetro, permette di raggiungere risultati decisamente diversi e addirittura opposti, in relazione alle modalità con cui vengono impiegate e quindi grazie alla grande flessibilità di applicazione.
Bisogna sottolineare che, pur non appartenendo alla tradizione, le facciate ad elevato contenuto tecnologico, nonostante denuncino chiaramente di essere prodotti industrializzati e meccanizzati, possono ben inserirsi anche nei più complessi contesti urbani storici, se il linguaggio compositivo impiegato nella definizione dei volumi e dei prospetti si fonde con un'attenta scelta dei materiali di facciata. Le facciate continue ventilate sono caratterizzate di norma da rivestimenti in gres o da rivestimenti in cotto. Vi sono anche ormai molti esempi di ristrutturazioni di edifici, come ad esempio il NovoPeskowski a Mosca, in cui, per motivi di carattere architettonico ed energetico è stata applicata una facciata ventilata utilizzando materiale ceramico per il nuovo rivestimento dell'edificio, ottenendo risultati di grande valore e di perfetta integrazione con l'intorno.
Dall'altra si può, utilizzando tecnologie non molto dissimili, decidere di inserirsi in contrasto con l'intorno. Ad esempio adottando facciate continue in vetro riflettente in cui si esprime la volontà di trasmettere, senza mediazioni, la tecnologia dell'edificio, ricercando una mimesi ottenuta tramite la ripetizione per riflessione del contesto circostante, conseguendo che l'involucro partecipi ai cambiamenti climatici e di luce. Facciate continue in vetro invece possono proiettare il microcosmo interno all'edificio sull'esterno, instaurando una reciproca partecipazione fra ambiente interno ed esterno attraverso la trasparenza delle pareti che non schermano il mondo esterno e contemporaneamente rendono partecipe il mondo esterno delle azioni compiute all'interno.

Analisi dei requisiti.

Per approfondire l'analisi dei requisiti che una parete perimetrale verticale deve possedere è necessario fare riferimento alla norma UNI 7959 che definisce i requisiti e quindi le prestazioni alle quali le pareti perimetrali verticali devono rispondere. La norma è stata redatta allo scopo di costituirsi come uno strumento d'ausilio alla progettazione, produzione e messa in opera dei componenti facenti parte del sistema parete e come riferimento nella redazione di capitolati prestazionali, capitolati speciali di appalto e delle certificazioni dei controlli di qualità. In riferimento al sistema tecnologico, ovvero all'insieme degli elementi fisici che costituiscono il sistema edilizio, i requisiti rappresentano le condizioni qualitative da rispettare nei processi di produzione e di progettazione al fine di soddisfare le esigenze dell'utenza durante le diverse fasi del ciclo di vita dell'edificio: l'uso, la gestione, la manutenzione.
I requisiti sono quindi le richieste rivolte all'insieme di elementi tecnici, o ad un particolare elemento tecnico, di possedere caratteristiche di funzionamento tali da soddisfare le esigenze degli utenti. Tali caratteristiche sono funzionali e quindi indipendenti dai materiali con cui l'elemento tecnico è realizzato. Le "risposte" quantitative date dai componenti o dai sistemi tecnologici, affinché i requisiti siano soddisfatti sono invece le prestazioni che esprimono quindi i comportamenti degli elementi tecnici al loro impiego. Ogni materiale, componente e sistema tecnologico avrà quindi le proprie intrinseche specifiche di prestazione che, valutate sia singolarmente che nelle loro diverse correlazioni, permetteranno di determinare gli effetti ottenuti in rapporto alle tecnologie utilizzate. La valenza di alcuni tipi di materiale sono valorizzati dalla installazione di facciate ventilate, con frangisole in gres e rivestimenti in cotto.
A partire da ciò si può ben intuire come, proprio per il loro particolare ruolo di interfaccia fra ambiente esterno ed ambiente interno, le partizioni perimetrali verticali contribuiscono a soddisfare molte esigenze che possono essere raggruppate in classi esigenziali definibili come:
sicurezza;
benessere igrometrico;
resistenza termica;
purezza dell'aria;
isolamento acustico;
aspetto;
tatto;
durabilità;
disponibilità a sostenere carichi appesi;
sicurezza durante la messa in opera.
economia di energia.

La lista dei requisiti relativi ad ogni classe di esigenza è molto articolata e si riferisce a:
Fase di esercizio;
Fase di produzione e montaggio;
Gestione.
Per la Fase di Esercizio i requisiti sono relazionati segue.

Sicurezza e sollecitazioni fisiche:
- stabilità;
- resistenza alle azioni sismiche;
resistenza ai movimenti dell'ossatura portante;
resistenza meccanica ai pesi propri;
resistenza al vento;
resistenza agli urti;
comportamento in caso di incendio ovvero: resistenza al fuoco, reazione al fuoco e contenimento della tossicità dei fumi;
sicurezza alle esplosioni;
resistenza alle intrusioni;
sicurezza a fenomeni elettrici e elettromagnetici.

Benessere igrotermico:
permeabilità all'aria;
tenuta all'acqua;
isolamento termico;
controllo dei fenomeni di condensa;
controllo dell'inerzia termica;
protezione dall'irraggiamento.

Purezza dell'aria:
emissione di odori da parte dei materiali;
non emissione di gas, polveri, radiazioni nocive.

Esigenze acustiche:
isolamento dai rumori aerei esterni;
isolamento laterale o verticale dai rumori interni;
comportamento acustico nei confronti della pioggia e della grandine;
comportamento acustico nei confronti del vento, delle variazioni di temperatura e dell'umidità.

Aspetto:
planarità;
assenza di difetti superficiali;
omogeneità di colore;
omogeneità di brillantezza;
omogeneità di insudiciamento.

Esigenze tattili:
benessere tattile.

Esigenze di attrezzabilità:
attrezzabilità;
resistenza meccanica ai carichi di servizio.

Durabilità:
mantenimento delle prestazioni sotto effetto degli urti ovvero sicurezza al contatto;
mantenimento delle prestazioni sotto effetto del calore, dell'irraggiamento solare, dell'acqua piovana, del gelo e del disgelo ovvero resistenza alle variazioni di temperatura;
mantenimento delle prestazioni sotto effetto delle nebbie, delle atmosfere industriali, dei venti di sabbia e polvere;
mantenimento delle prestazioni sono effetto di permeazioni d'acqua dovute a locali umidi, ad allagamenti o a condensazioni.

Per la Fase di produzione e montaggio i requisiti sono temporanei e relativi a quanto di seguito riportata

Attitudine al trasporto dei componenti: massa;
ingombro.
Attitudine all'immagazzinamento.
Attitudine al montaggio.

Infine per la Fase di Gestione sono relativi a:
Facilità di pulizia.
Contenimento dei consumi energetici.
Anche dalla sola determinazione dei requisiti a cui attualmente la parete esterna deve rispondere, emerge l'importanza dell'involucro esterno rispetto alle altre parti che compongono l'organismo edilizio. La possibilità di misurare e valutare le prestazioni di una parete esterna relativamente ai requisiti sopra descritti, permette quindi di ottenere il sistema delle specifiche di prestazione della parete. La progettazione di un sistema di parete dovrà avere così come obiettivo il raggiungimento dei parametri minimi imposti dalle normative, dalle regole dell'arte ma anche dal buon senso. L' installazione di facciate ventilate risponde ai requisiti minimi utilizzando rivestimenti in cotto o frangisole in gres. Le prestazioni deriveranno da diversi fattori agenti: gli stessi elementi costituenti il sistema di parete, agenti interni all'edificio od esterni che singolarmente o insieme concorreranno al soddisfacimento dei requisiti richiesti. Un esauriente elenco dei possibili agenti che possono coinvolgere nella loro azione la parete esterna può essere estratto dalla normativa:
peso (peso proprio, carichi dovuti alle azioni climatiche, carichi appesi);
vento;
pressione atmosferica statica;
neve e brina;
pioggia e grandine;
deformazioni: della struttura portante, delle parti direttamente a contatto con la parete perimetrale verticale sotto l'effetto del vento, dei carichi di esercizio, dei cedimenti del suolo, delle azioni sismiche eventuali, delle variazioni di temperatura e di umidità ed inerenti alla natura dei materiali impiegati;
carichi accidentali dovuti alle fasi di manutenzione.
urti provenienti dall'esterno e dall'interno;
esplosioni;
umori dovuti al traffico aereo e terrestre;
vibrazioni trasmesse dal suolo;
energia cinetica dovuta all'azione di eventuali terremoti;
irraggiamento solare e riscaldamento dell'aria interna;
gelo;
fulmine;
effetti termici dovuti al riscaldamento dei locali;
acidità dell'aria e della pioggia;
atmosfera salina (se presente);
polvere e sabbia;
azioni dovute ad animali, a batteri e organismi vegetali,
intrusioni;

La quantificazione degli agenti e quindi la possibilità di stabilire a quanto corrisponda ad esempio l'entità di un carico dato dal vento o dal riscaldamento degli ambienti interni, è in buona parte determinabile attraverso le normative specifiche, in altri casi tale valutazione invece, necessita una preventiva analisi delle condizioni ambientali e climatiche con cui la parete esterna si troverà a dover interagire. Le facciate continue ventilate sono composte da strutture per facciate che si compongono di rivestimenti in cotto oppure con frangisole in gres.

I materiali da rivestimento.

I rivestimenti, cori particolare riferimento alla loro matericità, colore ma anche formato e dimensione, sono fra gli elementi di maggior connotazione estetica dell'involucro esterno. Attualmente i materiali utilizzati come rivestimento sono moltissimi e possono essere:
pietre e ceramici, tipici della tradizione e da sempre utilizzati come materiale costruttivo delle facciate esterne;
i laterizi, che nel loro impiego con montaggio misto secco/umido, certamente derivano dall'evoluzione di tecniche costruttive appartenenti alla tradizione, e che invece assumono un impiego assolutamente inconsueto nei montaggio a secco;
le vetrature di grande formato, il cui utilizzo deriva dalla moderna storia dell'architettura;
i fibrocementi, che appartengono alla storia e alla tradizione, più recente, della prefabbricazione;
i laminati metallici, alcuni più consueti, altri di recentissimo utilizzo assolutamente innovativi; i materiali plastici, meno consueti ma talvolta usati come rivestimento di pannelli leggeri;
i compositi che, formati da inerti tradizionali e resine, permettono straordinari effetti estetici e possiedono prestazioni, che diversamente i materiali naturali non potrebbero possedere.
è ovvia la distinzione fra materiali definiti "tradizionali" e quelli cosiddetti innovativi, anche se tuttavia questo limite risulta talvolta poco determinabile, anche nel caso di rivestimenti in materiale naturale, poiché le tecnologie dei sistemi a cui appartengono, e con cui vengono applicati nella realizzazione di facciate a schermo avanzato, sia in relazione agli spessori adottati, che alle modalità di applicazione, sono invece tutte di tipo innovativo.
I rivestimenti in cotto o le facciate in gres rappresentano dei materiali che donano un aspetto tradizionale dato dall'uso del laterizio oppure moderno dato dalla colarazione dei rivestimenti in gres.
è invece nell'organizzazione dei prospetti, nella ritmicità dei vuoti e dei pieni, anche quando è assolutamente rispettata l'essenza della facciata leggera non portante, che si può riconoscere, attraverso l'effetto formale, relativo al prodotto edilizio finale realizzato, l'appartenere o meno alla tradizione storico- costruttiva, che deriva in modo sostanziale dalle intenzioni progettuali dell'autore dell'opera architettonica.
Molti dei rivestimenti di facciata sono comunque oggi frutto di elaborazioni di materiali antichi, spesso uniti ad altri invece molto moderni, che ne hanno facilitato la messa in opera e migliorato le prestazioni.
Di seguito verranno trattati alcuni fra i materiali, e componenti da rivestimento, maggiormente utilizzati nella tecnologia delle facciate complesse.


1.3.1 Rivestimenti in pietra.

Questi materiali naturali che presentano un notevole pregio estetico, sono fra quelli che, utilizzati da sempre nelle costruzioni, derivano dalla più classica tradizione costruttiva. A questo aspetto i rivestimenti in cotto. Si tratta di strutture per facciate con cui si possono ottenere risultati notevoli sia per le prestazioni energetiche sia estetiche.
Le rocce ornamentali si possono raggruppare in quattro distinte categorie.
Tale classificazione è relazionata anche alle qualificazioni commerciali di uso comune e prevede le seguenti denominazioni:
"Marmo": è una roccia cristallina, compatta, lucidabile, prevalentemente costituita da minerali che presentano una durezza di Mohs da 3 a 4. A questa categoria appartengono: i marmi propriamente detti, ovvero calcari metamorfici ricristallizzati; i calciferi e i cipollini, i calcarei, le dolomiti e le brecce calcaree lucidabili; gli alabastri; le serpentiniti; le ofi- calciti.
"Granito": è una roccia fanero-cristallina compatta e lucidabile, prevalentemente costituita da materiale di durezza di Mohs da 6 a 7, come quarzo, feldspati e feldspatoidi.
A questa categoria appartengono i graniti propriamente detti (rocce magmatiche, intrusive acido fanero-cristalline, costituite da quarzo, feldspati sodico-potassici e miche); altre rocce magmatiche intrusive (dioriti, granodioriti, sieniti, gabbri, ecc.); le corrispondenti rocce magmatiche effusive a struttura porfirìca; alcune rocce di analoga composizione come gneiss e serizi.
"Travertini': è una roccia calcarea sedimentaria di deposito chimico con caratteristica strutturale vacuolare, quasi sempre lucidabile.
"Pietra": con questa denominazione si indica una categoria di rocce, di composizione mineralogica svariatissima, di norma non lucidabili, e riconducibili a due gruppi fondamentali: le rocce tenere e/o poco compatte (calcareniti, arenarie a cemento calcareo, ecc.), e le rocce dure e/o compatte (quarziti micascisti, gneiss lastroidi, ardesie, ecc. oppure vulcaniche come basalti, trachiti, leucititi, ecc.).
Uno dei principali problemi di questi materiali, oggi, come in passato, è la precisa determinazione delle loro proprietà prestazionali, nei confronti delle diverse sollecitazioni fisiche e meccaniche e del relativo comportamento in opera. In relazione a ciò, è necessario che le lastre da rivestimento presentino sempre schede tecniche dettagliate che garantiscano:

qualità del materiale;
definizione petrográfica e categoria commerciale;
luogo di estrazione;
caratteristiche di aspetto;
massa dell'unità dì volume (Kg/m3);
assorbimento d'acqua (% in massa);
porosità totale (% in volume);
porosità accessibile all'acqua (% in volume);
coefficiente di dilatazione termica lineare (°C-1);
carico di rottura a compressione semplice (N/mm2);
carico di rottura a compressione semplice dopo gelività (N/mm2);

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